U.S. Dollar Index
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Come valutare correttamente la tendenza di fondo del dollaro USA

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Nel contesto dell’alta finanza globale, gli analisti del mercato dei cambi a tasso flottante (Forex) utilizzano un indice valutario per analizzare e determinare la tendenza di fondo del dollaro statunitense. Si tratta del noto “DXY”, l’indice del dollaro USA rispetto a un paniere di valute principali. Tuttavia, non bisogna limitarsi ad analizzare la tendenza del DXY per valutare la tendenza del dollaro USA. Infatti, quest’ultimo rappresenta l’andamento del dollaro rispetto alle valute occidentali, in particolare l’euro, lo yen giapponese e la sterlina britannica.

Ritengo quindi opportuno includere nell’analisi le principali valute dei mercati emergenti, le cosiddette valute “core”, come lo yuan cinese o la rupia indiana. In questa analisi propongo una tabella che sintetizza la tendenza di fondo del dollaro USA attraverso il DXY e anche rispetto alle sei principali valute cosiddette emergenti.

In definitiva, quando si calcola la media ponderata di tutte queste tendenze, si osserva che, allo stato attuale, la tendenza di fondo del dollaro USA rimane ribassista, in particolare rispetto all’euro e allo yuan renminbi.


La tendenza di fondo del dollaro USA deve quindi essere la sintesi di:

• La tendenza di fondo del dollaro USA (DXY)
• La tendenza di fondo rispetto alle principali valute dei mercati emergenti



Questo approccio consente di evitare un bias frequente nell’analisi macro-monetaria, che consiste nell’assimilare la forza del dollaro esclusivamente alla sua evoluzione rispetto alle valute sviluppate. Tuttavia, il baricentro della crescita globale si è spostato da diversi decenni verso le economie emergenti, sia in termini di commercio internazionale sia di flussi di capitale. Ignorare queste valute significa quindi analizzare il dollaro attraverso un prisma parziale e talvolta fuorviante.
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Le valute emergenti “core” svolgono un ruolo chiave perché combinano profondità di mercato, importanza geopolitica e peso economico strutturale. Lo yuan cinese, ad esempio, è direttamente legato alle dinamiche del commercio globale e alla strategia monetaria della Cina. La rupia indiana riflette invece la traiettoria di un’economia caratterizzata da una forte crescita demografica e industriale. Il real brasiliano, il peso messicano e il rand sudafricano forniscono inoltre una lettura complementare dell’appetito o dell’avversione globale al rischio.

L’utilità di una tabella di sintesi, come quella presentata, risiede nella possibilità di visualizzare rapidamente le divergenze di tendenza tra il dollaro e queste diverse aree monetarie. Quando il dollaro si indebolisce contemporaneamente rispetto a diverse valute emergenti e mostra al contempo segnali di fragilità rispetto all’euro, il segnale macro diventa più solido rispetto a quello fornito dal solo DXY. Al contrario, una forza del dollaro concentrata esclusivamente su alcune valute rifugio può mascherare una dinamica di fondo più articolata.

È inoltre essenziale ricordare che la ponderazione del DXY attribuisce un peso predominante all’euro, il che può amplificare o attenuare artificialmente la percezione della tendenza complessiva del dollaro.






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